Dati Economici - Italia


 

Settembre 2013

 

Emesso dal Centro Studi Confindustria il rapporto Scenari Politici 'Le Sfide della Politica Economica' (Settembre 2013, n. 18). Il documento evidenzia segnali di ripresa contornati, tuttavia, da una incertezza politica e volatilita' dei mercati finanziari.

 

Pil 2014 a + 0,7%

L'Italia, spiega il documento sta passando «dalla caduta alla lenta ripresa», con un Pil destinato a passare dal -1,6% del 2013 al +0,7 del 2014, grazie soprattutto al traino dell'export. Ma «l'uscita sarà lenta», e «cruciale» sarà la stabilità politica per rinsaldare la fiducia di imprese e famiglie. L'economia nazionale sta lentamente entrando in sintonia con il clima economico positivo che nel resto del mondo è molto più resistente e duraturo. 

 

Le previsioni

La dinamica del nostro Pil risulta infatti in miglioramento: «Se confermata, si legge nel Rapporto Csc, la variazione nulla stimata ora per il Pil nel terzo trimestre 2013 interrompe la contrazione iniziata due anni prima e durata otto trimestri». Secondo il Csc, «la crescita proseguirà l'anno prossimo a ritmo contenuto (+0,2% medio a trimestre). A fine 2014, la distanza dei livelli pre-crisi sarà ancora del 7,8%».  

 

Prioritario ridurre il cuneo fiscale con la legge di Stabilità

Stabilità politica, ma non solo. Il Csc confida anche in un intervento rapido del Governo per ridurre il cuneo fiscale e contributivo, dando ossigeno alla ripresa. Una priorità, quella del taglio del cuneo, che l'Esecutivo dovrà inserire nella prossima legge di Stabilità per abbattere così «l'eccessivo carico fiscale che grava sul lavoro e sull' impresa».

 

Conti pubblici rispettosi del vincolo di bilancio

 

Tra i molti fattori analizzati nel rapporto, spazio anche all'andamento dei conti pubblici, che grazie al profilo più favorevole dell'economia dovrebbero riuscire a cogliere «il raggiungimento dell'obiettivo di tenere il deficit entro il 3% del Pil nel 2013 e nel 2014». 

 

 

 

 Luglio 2013

img/III-a-lug13.jpgNel medagliere olimpionico brillano quasi mille prodotti made in Italy. Più precisamente, sono 946 le eccellenze tricolore che svettano tra i primi tre posti della classifica mondiale per saldo commerciale con l’estero. E così, il Belpaese resta secondo solo alla Germania in questa speciale graduatoria della competitività proposta da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, nel rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy. Numeri alla mano, se pensiamo idealmente alla competizione globale come a un’Olimpiade, nelle graduatorie mondiali per saldi di bilancia commerciale del 2011 sono 235 i prodotti italiani da medaglia d’oro, 390 quelli da medaglia d’argento e 321 da bronzo. Eccellenze da record che, complessivamente, hanno contribuito alla nostra economia con un attivo commerciale di 183 miliardi di dollari. A salire sul “podio” non sono soltanto i beni provenienti dai settori tradizionali del sistema moda, design e lusso, ma anche quelli legati alla meccanica e ai mezzi di trasporto, alle tecnologie del caldo e del freddo agli strumenti per la navigazione, aerea e spaziale, solo per citarne alcuni. Si tratta insomma di oggetti che disegnano la geografia di un nuovo made in Italy e che dimostrano quanto le nostre imprese possano risintonizzarsi con successo sulle nuove frequenze del mercato globale, senza perdere l’innata capacità di creare bellezza. Un segno evidente che quando l’Italia sa essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, è in grado di vincere la sfida dei mercati globali. Basti pensare che lo Stivale è la quinta potenza mondiale per valore di export, con un saldo commerciale passato dai -25,5 miliardi di euro del 2011 ai +11 miliardi del 2012. E se escludessimo i prodotti energetici, il surplus crescerebbe fino a 74 miliardi. Ma si può fare ancora di più e meglio. Secondo Unioncamere, infatti, alle 200mila aziende che esportano potrebbero aggiungersene altre 73mila potenziali che, pur presentando le caratteristiche necessarie, non riescono ancora ad accedere alla domanda internazionale. Potenziare la presenza oltreconfine delle prime e facilitare l’accesso all’estero delle seconde è un passo necessario per rilanciare l’economia. Ma non sufficiente. Bisogna incentivare anche la domanda interna, magari con un grande piano nazionale di investimenti che veda lo Stato giocare un ruolo centrale.

  (Fonte http://www.unioncamere.gov.it/bacheca/num44_www.html#record

 

 

 

 

 

 

 UNA DIVERSA VERSIONE DELL' ECONOMIA DELL' EUROZONA

 1 Maggio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 COMPETITIVITA` E DEBITO PUBBLICO

 UNA DIVERSA VERSIONE DELL'ECONOMIA ITALIANA 

 1st May 2013

 

 

 

 

 

 

 

IL DENARO 18 aprile 2013

 

Battuta d’arresto per l’export italiano sui mercati esteri a febbraio (-3,0% rispetto a gennaio nei dati destagionalizzati). Il dato congiunturale denota però performance migliori dei principali partner europei: le vendite di prodotti italiani segnano infatti un lieve incremento su febbraio 2012 (+0,2%), in controtendenza rispetto a Francia (-3,6%) e Germania (-0,3%).

 


“In un contesto economico internazionale di forte rallentamento delle economie mondiali, non deve stupire questa “pausa di riflessione”dell’export italiano. – afferma Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero – Ciononostante su base annua si confermano buoni risultati che portano ad un saldo positivo della bilancia commerciale, in crescita di quasi cinque miliardi di euro nei primi due mesi del 2013, dato superiore addirittura a quello della Germania, in crescita di 3,2 miliardi di euro”.
A livello settoriale, la meccanica, pur contribuendo per il 18,1% all’export italiano, registra a febbraio una flessione del 2,1% rispetto al 2012, mentre per quanto riguarda i principali mercati di riferimento, perdono terreno le vendite in Germania, nostro primo partner commerciale, con un calo che sfiora il 10%.

 

 

 

  

MILLIONAIRE _ April 2013

 

 

 

AGGIORNAMENTO MACRO-ECONOMICO. CRESCITA ESPORTAZIONI ITALIANE 

Nota da parte dell'Ambasciata italiana.

 

 

L’Australian Bureau of Statistics (ABS) ha reso noti ieri i dati sui conti pubblici australiani relativi al quarto trimestre 2012, indicando una crescita tendenziale del PIL pari allo 0,6% nel quarto trimestre 2012 ed al 3,1% negli ultimi dodici mesi.

 

La crescita e’ stata trainata dall’aumento delle esportazioni (+3,3% nel trimestre), soprattutto di carbone e materiali ferrosi. In crescita anche gli investimenti privati (+1,2% nel trimestre e +14,1% nell’intero 2012) ed il comparto dell’ingegneria civile (+3,7% nel trimestre e +33,8% nell’intero 2012).

 

L’andamento della crescita del PIL ha rispettato le attese e suggerisce che lo shock avverso generato dalla discesa dei prezzi internazionali delle materie prime esportate dall’Australia – che ha spinto lo scorso dicembre la Reserve Bank of Australia (RBA) a ridurre il costo del denaro al 3% ed il Ministro dell’Economia Swan ad abbandonare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 – potrebbe essere rientrato.

 

L’aver registrato nel 2012 un tasso di crescita annuale del 3,1% (pari a circa 4 volte la media OCSE) - combinato con un’inflazione ferma al 2,2% ed un tasso di disoccupazione stabile al 5,4% - continua, in effetti, a mantenere l’Australia in una posizione molto privilegiata nel panorama economico internazionale. Il 2012 ha rappresentato, infatti, il 21esimo anno consecutivo di crescita economica positiva per l’Australia, mentre il tasso di crescita combinato degli ultimi cinque anni – nonostante la difficile congiuntura globale – ha raggiunto il 13%.

 

A conferma del migliorato quadro macro-economico, lo scorso 5 marzo la RBA ha deciso di mantenere invariato il tasso di sconto, interrompendo la politica di stimolo monetario intrapresa dal novembre 2011 al dicembre 2012. Il differenziale dei tassi d'interesse australiani con quelli BCE e FED rimane pertanto rispettivamente al 2,25% ed al 2,75%.


A livello statale, eccezionale e’ risultato l’andamento economico nel 2012 del Northern Territory e del Western Australia che – grazie agli ingenti progetti di investimento in corso di realizzazione in campo minerario ed energetico - hanno registrato tassi di crescita annuali del PIL pari rispettivamente al 32,8% ed al 14,2%. L’Australian Capital Territory ha registrato una crescita del 3,4%, il News South Wales del 2,4%, il Queensland del 2,2%, il South Australia dello 0,3%, mentre l’economia del Victoria e della Tasmania hanno registrato rispettivamente contrazioni dello 0,1% e del 4,6%.

 

La declinazione per Stati della crescita economica australiana – e soprattutto l’opposto andamento di Western Australia/Northern Territory e Victoria – e’ molto rappresentativa del ruolo di traino esercitato dal comparto minerario ed energetico e delle note difficoltà dell’industria manifatturiera (penalizzata soprattutto dall’apprezzamento della valuta). 

 

I dati ABS relativi al commercio internazionale dell’Australia nel 2012 confermano inoltre l’ottimo andamento delle esportazioni italiane nel Paese.

 

Le esportazioni italiane in Australia sono ammontate nel 2012 a AUD 5,352 miliardi (miglior anno di sempre del nostro export in Australia), in crescita del 6,5% rispetto al 2011 e del 9,3% rispetto al 2010. Le esportazioni australiane in Italia sono invece ammontate a AUD 833 milioni, in contrazione del 33,8% rispetto al 2011 e del 26,5% rispetto al 2010. L'interscambio bilaterale ha totalizzato l’ammontare di AUD 6185, in contrazione dell'1,6% rispetto al 2011 ma in aumento del 2,6% rispetto al 2010.

 

Il surplus commerciale in favore dell’Italia e’ ammontato a AUD 4,515 miliardi (maggior surplus commerciale di sempre a favore dell’Italia), in crescita del 19,8% rispetto al 2011.

 

A livello statale - per quanto News South Wales e Victoria rimangano in assoluto le principali destinazioni delle nostre esportazioni (ricevendo congiuntamente il 74% del nostro export) - va segnalato il marcato incremento percentuale delle esportazioni italiane verso il Western Australia (+63,4% rispetto al 2011) ed il Queensland (+49,3% rispetto al 2011). 

 

A fine 2012, l'Italia consolida inoltre la posizione come 12esimo fornitore assoluto dell'Australia (dopo Cina, Stati Uniti, Giappone, Singapore, Germania, Thailandia, Corea del Sud, Malesia, Nuova Zelanda, Regno Unito e Indonesia) e terzo fornitore europeo (dopo Germania e Regno Unito).

 

 

 

 

  Nota sul commercio bilaterale Italia-Australia 2011